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In Calabria, terra ricca di talento e determinazione, la vera sfida per lo sviluppo economico non è solo l’accesso al credito o la presenza di infrastrutture, ma una più profonda: quella della cultura finanziaria e imprenditoriale. Le potenzialità del nostro tessuto produttivo sono innegabili, ma troppo spesso rimangono inespresse a causa di scelte gestionali non al passo con i tempi e di un approccio ancora troppo “familiare” all’impresa.
Uno dei nodi centrali riguarda il costo del denaro. Le imprese calabresi, soprattutto le PMI, continuano a pagare tassi bancari più alti rispetto alla media nazionale. Il motivo non è sempre legato al merito creditizio, ma a una percezione di rischio sistemico che penalizza l’intero territorio. Questo frena investimenti, innovazione e crescita strutturale.
Accanto a questo, permane una cultura gestionale spesso ancorata a modelli del passato, dove la figura dell’imprenditore coincide con quella del capo famiglia. Questo modello, seppur rassicurante, fatica a sostenere processi di crescita, apertura ai mercati e managerializzazione. Ci sono realtà pronte a fare il salto di qualità, ma serve coraggio, visione e — soprattutto — formazione.
E qui emerge un altro punto critico: la carenza di formazione imprenditoriale strutturata. Troppo spesso chi avvia un’attività o guida un’azienda non ha mai seguito un percorso formativo specifico su temi come strategia, finanza aziendale, risorse umane o internazionalizzazione. In un mercato competitivo, questo diventa un limite pesante.
Non va poi dimenticato il costo del lavoro, che rappresenta un freno non solo per le grandi imprese ma anche — e soprattutto — per i professionisti e gli artigiani. Spesso gli incentivi per assumere under 35 non si conciliano con la realtà di molti lavoratori qualificati che oggi, soprattutto in certi settori, hanno superato quella soglia di età. Serve maggiore flessibilità e coerenza tra le misure incentivanti e il reale mercato del lavoro.
Un altro tema centrale è il rapporto con i consulenti professionali. Troppo spesso le consulenze vengono viste come un costo da tagliare, e non come un investimento strategico. Questo approccio porta molte aziende a perdere opportunità importanti, a partire dagli incentivi statali. Ogni anno milioni di euro destinati allo sviluppo del Mezzogiorno restano inutilizzati semplicemente perché non intercettati: per mancanza di informazione, di rete o di visione.
Come vicepresidente di Fenimprese Cosenza e come esperto in finanza agevolata per medie e grandi imprese, vedo ogni giorno aziende con enormi potenzialità che, con il giusto supporto, potrebbero competere ben oltre i confini regionali. La Calabria non manca di idee né di imprenditori capaci. Manca spesso una cultura di sistema, basata sulla programmazione, sulla consulenza specializzata e sulla formazione continua.
Il futuro delle imprese calabresi non può più basarsi sull’improvvisazione. Serve un cambio di passo, culturale prima ancora che economico. E questo cambio può partire solo da un’assunzione di responsabilità condivisa: istituzioni, associazioni di categoria, professionisti e imprenditori devono sedersi allo stesso tavolo con un obiettivo comune — costruire una Calabria che investe su se stessa.
Articolo a cura di Arturo Converso, Vicepresidente Fenimprese Cosenza, esperto in finanza agevolata


